GenAI e cybersecurity: il divario tra CEO e CISO rallenta l’adozione dell’IA in azienda

Una nuova ricerca NTT DATA rivela la frattura interna tra i vertici aziendali sull’implementazione dell’Intelligenza Artificiale Generativa. I CEO spingono verso l’innovazione, ma i CISO lanciano l’allarme: senza sicurezza e competenze adeguate, il rollout è a rischio.

Milano, 4 agosto 2025 – C’è entusiasmo ai vertici per l’adozione della GenAI, ma anche molte preoccupazioni sul fronte della sicurezza. Questo il quadro emerso dal nuovo report globale di NTT DATA, “The AI Security Balancing Act: From Risk to Innovation”, che analizza le implicazioni strategiche e operative dell’intelligenza artificiale generativa nella cybersecurity. Dallo studio, condotto su oltre 2.300 decision maker in 34 Paesi, emerge un significativo disallineamento tra CEO e CISO sull’approccio all’intelligenza artificiale in azienda.

Il paradosso: entusiasmo strategico, incertezza operativa

Il 99% dei dirigenti intervistati prevede di incrementare gli investimenti in GenAI nei prossimi due anni, con il 67% dei CEO intenzionato a scommettere in modo deciso sulla tecnologia. Tuttavia, quasi la metà dei Chief Information Security Officer (CISO) esprime un giudizio negativo sull’adozione della GenAI, segnalando mancanza di chiarezza, linee guida insufficienti e infrastrutture non pronte.

Solo il 38% dei CISO ritiene che le strategie di GenAI e cybersecurity siano ben allineate, a fronte del 51% dei CEO. Il divario si allarga quando si parla di responsabilità e policy: più della metà dei CISO (54%) lamenta assenza di regole chiare, mentre solo un quinto dei CEO condivide questa preoccupazione.

Competenza e infrastruttura: le spine nel fianco della GenAI

La ricerca evidenzia come i team di sicurezza IT siano spesso esclusi dalle decisioni, pur dichiarandosi coinvolti: il 97% dei CISO si definisce decision maker sull’IA, ma il 69% ammette che le competenze nei propri team non sono sufficienti per gestire la GenAI. Inoltre, il 72% delle organizzazioni non ha ancora una policy formale per l’uso dell’intelligenza artificiale, e solo il 24% dei CISO considera il proprio framework di governance adeguato.

Legacy e ostacoli tecnologici

A rallentare l’adozione non sono solo i fattori organizzativi. Per l’88% dei CISO, le infrastrutture legacy riducono l’agilità aziendale e limitano la preparazione all’IA. Il rinnovamento delle tecnologie IoT, 5G e edge computing è considerato un passaggio essenziale per accelerare l’adozione sicura della GenAI.

Non sorprende quindi che il 64% dei CISO stia puntando sulla co-innovazione con partner strategici IT, privilegiando soluzioni GenAI end-to-end rispetto all’adozione isolata di strumenti di intelligenza artificiale.

Serve una governance solida per colmare il divario

Nonostante le riserve, l’81% dei CISO con opinioni negative riconosce che la GenAI migliorerà l’efficienza e avrà un impatto positivo sui risultati aziendali. La chiave per sbloccare questo potenziale, secondo NTT DATA, è un allineamento strutturale tra business e sicurezza, con una governance trasparente e una visione comune tra tutti i livelli decisionali.

Un approccio sicuro e scalabile alla GenAI richiede infrastrutture moderne, co-innovazione e una forte integrazione tra cybersecurity e strategia aziendale,” afferma Sheetal Mehta, SVP e Global Head of Cybersecurity di NTT DATA.

Anche Craig Robinson, Research VP di IDC, sottolinea come il valore dell’IA sia riconosciuto, ma i CISO faticano a ottenere il supporto necessario, con un divario ancora forte tra la postura di rischio ideale e la capacità effettiva di mitigarla.

Sicurezza Informatica
Lo staff di Sicurezza Informatica.