Tailscale SSH, 11 falle segnalate: rischio root sui server

Logo ufficiale di Tailscale, servizio di rete privata usato per l'accesso remoto ai server
Immagine: Wikimedia Commons.

Una ricercatrice ha pubblicato un rapporto, chiamato Tailworm, che descrive 11 presunte vulnerabilità Tailscale SSH e di altri componenti del servizio di rete privata Tailscale e del server self-hosted headscale. Secondo il rapporto, un attaccante che controlla già un dispositivo autorizzato potrebbe ottenere i privilegi di root su altri server della stessa rete. Tailscale ha confermato di aver ricevuto la segnalazione e di lavorare a delle correzioni, ma al momento non esistono patch, CVE o bollettini di sicurezza.

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Cosa contiene il rapporto Tailworm

Il rapporto è stato pubblicato il 25 ottobre 2026 da Erica Windisch di Cyberdione Labs, che ha testato in laboratorio, dal 22 al 24 ottobre, il client Tailscale versione 1.104.2 e headscale versione 0.29.5. Gli 11 problemi riguardano Tailscale SSH, gli app connector sperimentali (funzione conn25), la funzione serve, il client del relay DERP e il server headscale.

Le criticità più serie, secondo la ricercatrice, sono nell’inoltro dei socket Unix di Tailscale SSH, che gira con privilegi di root. In laboratorio una normale sessione SSH ha portato il processo di Tailscale a collegarsi a socket riservati a root, a sostituirne altri e, sfruttando una race condition nei controlli sui percorsi, a catturare una chiave per registrare nuovi dispositivi. Con questa chiave una macchina dell’attaccante è entrata nella rete come server fidato, ma solo dove la funzione Tailnet Lock non era attiva.

Chi rischia davvero

L’attacco non parte da Internet. Servono due condizioni: Tailscale SSH configurato in modo da consentire l’inoltro delle porte e un dispositivo già compromesso che le regole di accesso autorizzano a collegarsi al server bersaglio. Il primo accesso, spiega il rapporto, può arrivare nei modi consueti: un’applicazione web vulnerabile, un pacchetto software malevolo, il phishing o credenziali rubate. Per esempio una pagina esposta alle recenti falle critiche di PHP o un file di istruzioni malevolo come quello che ha preso di mira gli agenti AI con il file AGENTS.md.

Secondo The Hacker News, sul servizio gestito da Tailscale l’inoltro può essere disattivato regola per regola, mentre su headscale 0.29.5 non è possibile disattivarlo: lì ogni permesso SSH andrebbe considerato equivalente a un accesso root sul server di destinazione. La ricercatrice definisce il problema «wormable», cioè capace di propagarsi automaticamente da un dispositivo all’altro, ma la diffusione è stata misurata solo in laboratorio e alcuni esperti hanno messo in dubbio questa definizione.

La risposta di Tailscale e cosa resta da confermare

Mike Shaver, vicepresidente dell’ingegneria di Tailscale, ha scritto su Reddit che l’azienda ha ricevuto il rapporto, stava già esaminando le stesse aree con specialisti esterni e ha individuato problemi che sta correggendo. Ha aggiunto che Tailscale sta ancora verificando quali configurazioni siano coinvolte e che, in base alla valutazione attuale, non raccomanda a tutti di disattivare Tailscale SSH.

I dettagli tecnici, però, si basano per ora solo sul rapporto della ricercatrice: nessun altro ricercatore li ha riprodotti pubblicamente e Tailscale non ha confermato le singole affermazioni. Il codice proof of concept non è pubblico ed è stato condiviso solo con il contatto di sicurezza dell’azienda. La pubblicazione prima delle patch ha anche acceso un dibattito sulla divulgazione responsabile. Non risultano attacchi reali.

Vulnerabilità Tailscale SSH: cosa fare subito

In assenza di una correzione, gli interventi possibili riguardano la configurazione. Il rapporto e i consigli di Tailscale coincidono su gran parte dei punti:

  • Rivedere le regole di accesso di Tailscale SSH e scriverle come coppie singole origine-destinazione, eliminando i permessi ampi basati su identità o tag.
  • Disattivare l’inoltro delle porte SSH dove possibile; su headscale 0.29.5 considerare ogni permesso SSH come accesso root.
  • Rimuovere i permessi degli app connector dai dispositivi che non ne hanno bisogno ed eliminare le funzioni serve che puntano a socket Unix.
  • Attivare Tailnet Lock, la scadenza delle chiavi dei nodi, la modalità check di Tailscale SSH e gli aggiornamenti automatici, così da installare le correzioni appena disponibili.
  • Se un dispositivo è compromesso, eliminarlo dal pannello di controllo: reinstallare la macchina non revoca le chiavi che un attaccante potrebbe aver già copiato.

Fonti: The Hacker News, Cybernews, Tailworm (Cyberdione Labs).

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Sicurezza Informatica
Lo staff di Sicurezza Informatica.