Una campagna di cyberattacchi con l’AI ha colpito organizzazioni finanziarie sudcoreane tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre 2026. Secondo CrowdStrike, gli attaccanti hanno combinato strumenti agentici e tecniche offensive tradizionali, con conseguente sottrazione di dati.
Il caso affianca il quadro descritto da TrendAI nel rapporto AI Statecraft and Cyberthreats in 2026: l’accesso ai modelli e le risorse disponibili nei diversi Paesi influenzano il modo in cui i gruppi legati a Stati integrano l’intelligenza artificiale nelle proprie operazioni.
ARTEX e le tracce della campagna sudcoreana
CrowdStrike ha individuato directory accessibili sui server degli attaccanti, con cronologie di sessioni di Claude Code, configurazioni di ARTEX e file di memoria. Queste tracce hanno offerto ai ricercatori informazioni sugli strumenti e sul metodo operativo.
ARTEX è uno strumento open source di penetration testing agentico, sviluppato in Cina: usa modelli linguistici per supportare verifiche di sicurezza. Nella campagna analizzata, il suo impiego si inseriva in attività offensive contro organizzazioni finanziarie.
L’analisi indica DeepSeek v4.1-flash come modello principale dell’istanza ARTEX e l’impiego di GLM-5.3 e Grok 4.6 in ulteriori sessioni. La provenienza di uno strumento, però, non identifica da sola il responsabile dell’operazione.
L’attribuzione resta una valutazione dei ricercatori
CrowdStrike non attribuisce la campagna a un gruppo noto. Valuta con moderata confidenza un autore di lingua cinese e con motivazioni economiche, sulla base dei prompt osservati e dello strumento utilizzato. L’analisi non stabilisce un legame con il governo cinese.
Anche il numero complessivo delle organizzazioni coinvolte resta non confermato. I risultati documentano una campagna specifica e non misurano la diffusione dell’AI in tutti gli attacchi contro il settore finanziario.
Modelli nazionali e locali offrono percorsi alternativi
L’analisi pubblicata da TrendAI il 6 ottobre esamina invece gruppi legati a Cina, Russia, Corea del Nord e Iran. L’adozione dell’AI varia in base alle risorse, alle priorità e ai canali di accesso disponibili.
Secondo TrendAI, l’ecosistema cinese offre alternative nazionali quando l’accesso ai servizi occidentali subisce limitazioni. Il rapporto descrive anche un caso sospetto di passaggio da un modello occidentale a uno cinese durante un’intrusione.
Per i ricercatori, la disponibilità di alternative può rendere meno efficace l’interruzione di un singolo account o servizio. Si tratta di un problema di continuità dell’accesso: la capacità offensiva può dipendere anche da strumenti disponibili attraverso altri fornitori o infrastrutture.
Russia, Corea del Nord e Iran seguono strategie diverse
TrendAI descrive l’AI come un moltiplicatore delle capacità dei gruppi legati alla Russia, con usi nella ricognizione, nella scrittura di codice e nelle attività successive alla compromissione. Per gli attori nordcoreani indica una combinazione di servizi esteri e modelli locali; per quelli legati all’Iran, il ricorso a servizi commerciali.
Il quadro mostra approcci differenti. Le attività statali analizzate da TrendAI e la campagna descritta da CrowdStrike condividono il tema dell’uso operativo dell’AI; le fonti non documentano un collegamento tra le rispettive operazioni.
Le difese devono seguire le attività sui sistemi
TrendAI raccomanda controlli sui sistemi esposti a Internet, autenticazione resistente al phishing e monitoraggio dell’abuso di credenziali e degli spostamenti degli attaccanti tra sistemi della stessa rete. Le connessioni ai servizi AI possono offrire indizi, ma rappresentano soltanto una parte delle attività da osservare.
Il contesto è già al centro dell’approfondimento su IA e cybercrime, dai modelli fuori dai test al ransomware agentico. Per gli agenti utilizzati dalle aziende, l’articolo sulle linee guida Kaspersky per la sicurezza degli agenti AI esamina autorizzazioni, isolamento e supervisione. Altri contenuti sono disponibili nella sezione Intelligenza Artificiale.











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