Smart home in Italia, il tema centrale resta la sicurezza

Artificial intelligence assistant managing a network of connected kitchen appliances, illustrating the future of smart home automation.

Secondo un nuovo studio di reichelt elektronik, il 66% dei consumatori italiani usa almeno un dispositivo smart. La diffusione cresce, ma aggiornamenti, crittografia e protezione dei dati restano requisiti decisivi.

La smart home in Italia non è più soltanto un fenomeno legato alla curiosità verso la tecnologia. È ormai parte della routine domestica, ma la sua crescita porta con sé un tema centrale per utenti, produttori e fornitori di servizi: la sicurezza informatica dei dispositivi connessi.

Secondo un nuovo studio di reichelt elektronik, condotto su 1.000 consumatori in Italia, il 66% degli intervistati dichiara di utilizzare almeno un dispositivo smart. Il dato conferma la presenza stabile della casa connessa nelle abitudini quotidiane, con una diffusione guidata soprattutto dai dispositivi multimediali, come smart TV e sistemi musicali intelligenti, indicati dal 63% del campione. Seguono gli assistenti vocali, tra cui Amazon Alexa e Google Home, al 48%, mentre elettrodomestici intelligenti e prodotti per la pulizia, come robot aspirapolvere smart, si attestano entrambi al 29%.

La maturità del mercato emerge anche dalle motivazioni di acquisto. Il 43% degli intervistati cita il maggiore comfort domestico come ragione principale, mentre il 31% indica funzioni pratiche come accesso remoto e automazione. Risparmio energetico, sicurezza dell’abitazione e passione per la tecnologia raggiungono ciascuno il 25%. La smart home, quindi, non viene più percepita soltanto come gadget, ma come infrastruttura domestica utile per comfort, controllo e gestione dei consumi.

Proprio questa integrazione nella vita quotidiana rende più rilevante il tema della protezione. Gli utenti attribuiscono grande importanza a requisiti che rientrano a pieno titolo nel perimetro della sicurezza informatica. Il 79% considera importanti gli aggiornamenti di sicurezza regolari da parte dei produttori, il 77% chiede politiche trasparenti di protezione dei dati e il 71% attribuisce valore alla trasmissione crittografata delle informazioni tra dispositivi e server.

La richiesta di maggiore controllo non riguarda solo il cloud. Il 74% degli intervistati considera importante la possibilità di utilizzare i dispositivi anche offline, mentre il 67% valuta positivamente l’elaborazione locale dei dati senza archiviazione su piattaforme cloud. Il dato indica una consapevolezza crescente: la comodità della connessione permanente non elimina la necessità di ridurre dipendenze esterne e punti di esposizione.

Le preoccupazioni confermano il quadro. Il 29% teme attacchi informatici o accessi non autorizzati ai dispositivi smart, mentre il 28% cita il furto di dati, l’uso improprio delle informazioni personali o possibili guasti di sistema con ricadute sulla sicurezza. Un altro 25% segnala la mancanza di trasparenza sull’utilizzo e sulla condivisione dei dati, mentre il 24% esprime timori specifici verso telecamere e dispositivi di sorveglianza per la casa connessa.

Il tema assume un peso ulteriore se si osservano gli standard di comunicazione utilizzati. Il Wi-Fi domina nettamente, con un utilizzo attivo da parte dell’81% degli intervistati, seguito dal Bluetooth al 68%. Più ridotta risulta invece la conoscenza dei protocolli specifici per la smart home. Matter è sconosciuto al 62% del campione e viene utilizzato attivamente solo dal 6%; Zigbee è sconosciuto al 63% e ha un utilizzo attivo del 5%; Z-Wave non è noto al 61% e viene usato dal 5%. Thread gode di una conoscenza leggermente superiore, ma l’utilizzo attivo arriva al 10%.

Questi numeri mostrano un mercato nel quale la diffusione dei dispositivi non coincide ancora con una piena comprensione delle tecnologie che li collegano. Fa eccezione Home Assistant, piattaforma open source che raggiunge un utilizzo attivo del 24% e una conoscenza complessiva del 65% tra chi la usa o ne ha già sentito parlare.

Lo studio evidenzia anche una riduzione di alcune barriere tradizionali. I prezzi elevati, indicati come svantaggio dal 51% degli intervistati nel 2024, scendono al 30% nel 2026. Gli errori e i malfunzionamenti passano dal 42% al 20%, mentre le critiche sull’incompatibilità calano dal 22% al 16%. Anche installazione e utilizzo complessi vengono citati meno spesso rispetto al passato.

Il miglioramento dell’esperienza d’uso, però, non elimina il bisogno di fiducia. Il 50% degli intervistati dichiara di non voler diventare troppo dipendente dai dispositivi intelligenti. Inoltre, il 39% definisce i prodotti smart come un extra piacevole, ma non essenziale. La casa connessa è quindi entrata nella quotidianità, ma non ha ancora superato tutte le resistenze legate a sicurezza, controllo e protezione dei dati personali.

“Lo studio di reichelt elektronik mostra che la smart home ha superato la fase dell’hype ed è entrata nella routine quotidiana anche in Italia”, afferma Arno Doncks, Product Manager for Home Security & Smart Home di reichelt elektronik. “La riduzione delle barriere in termini di prezzo, compatibilità e facilità d’uso dimostra inoltre che il settore ha compiuto progressi significativi negli ultimi anni. Il prossimo obiettivo è altrettanto chiaro: per favorire un’ulteriore diffusione delle smart home sarà fondamentale conquistare la fiducia dei consumatori sul fronte della sicurezza informatica e della protezione dei dati, che continuano a rappresentare gli aspetti sui quali si concentrano le maggiori preoccupazioni”.

"
Sicurezza Informatica
Lo staff di Sicurezza Informatica.