Execus e Neurafense realizzeranno un’infrastruttura basata su due data center ridondati, backup immutabili, monitoraggio e protezioni fisiche. Il progetto interessa i sistemi digitali che supportano showroom, officine, ricambi e servizi alla clientela.
Fratelli Giacomel ha avviato un progetto con Execus e Neurafense per rafforzare la continuità dei servizi informatici e la capacità di recupero dopo incidenti cyber o guasti infrastrutturali.
L’iniziativa prevede due data center ridondati, sistemi di backup immutabile, apparati di monitoraggio e misure per la protezione fisica dell’infrastruttura. L’obiettivo dichiarato consiste nel ridurre il rischio di interruzioni e preservare integrità, disponibilità e recuperabilità dei dati.
Fratelli Giacomel opera nel settore automotive con 10 marchi rappresentati, sette filiali, 15 showroom e oltre 400 dipendenti. In un’organizzazione di queste dimensioni, un problema ai sistemi centrali può coinvolgere più sedi e interrompere processi commerciali, tecnici e amministrativi.
Perché la continuità informatica è essenziale per un concessionario
Le attività di un gruppo automotive dipendono da numerosi servizi digitali. I sistemi possono gestire ordini, disponibilità dei veicoli, anagrafiche dei clienti, appuntamenti in officina, diagnostica, fatturazione, ricambi, garanzie e comunicazioni con le case automobilistiche.
Un’interruzione non riguarda quindi soltanto il reparto IT. Può impedire agli showroom di completare una vendita, rallentare l’accettazione dei veicoli nelle officine, bloccare l’accesso alla documentazione tecnica o rendere indisponibili i dati necessari per assistere i clienti.
Il settore mostra una crescente attenzione verso questi rischi. L’Automotive Manufacturing Outlook Survey 2026 di ABB Robotics, realizzata con Automotive Manufacturing Solutions, ha coinvolto 473 responsabili del comparto. Il 95% considera la cybersecurity un tema significativo per i prossimi cinque anni, mentre il 53% la definisce estremamente significativa. Il rischio cyber precede, nelle risposte raccolte, priorità come la riduzione dei costi e l’adozione dell’intelligenza artificiale.
La ricerca ABB riguarda soprattutto la produzione automobilistica e non misura direttamente il rischio delle concessionarie. I risultati restano però rilevanti per l’intera filiera, nella quale aziende, fornitori, centri di assistenza e reti commerciali scambiano dati attraverso piattaforme interconnesse.
Due data center per ridurre il rischio di un singolo punto di guasto
Il progetto per Fratelli Giacomel prevede la realizzazione di due data center ridondati. Questo tipo di architettura distribuisce sistemi e dati tra ambienti distinti, così che un problema nel sito principale non determini necessariamente l’indisponibilità completa dei servizi.
La ridondanza può proteggere l’organizzazione da diversi scenari:
- guasti a server, storage o apparati di rete;
- interruzioni elettriche;
- problemi ai sistemi di climatizzazione;
- incendi o danni fisici;
- errori di configurazione;
- attacchi ransomware;
- compromissione del sito primario.
L’efficacia dipende però dal modo in cui i due ambienti comunicano. Una replica automatica può trasferire rapidamente i dati aggiornati al sito secondario, ma può anche replicare cancellazioni, cifrature o alterazioni malevole.
Per questo motivo, la ridondanza non sostituisce i backup e non equivale, da sola, a un piano completo di disaster recovery.
Business continuity e disaster recovery non sono sinonimi
La business continuity comprende le procedure che permettono all’organizzazione di proseguire le attività essenziali durante una crisi. Può prevedere processi alternativi, ruoli, priorità, comunicazioni e modalità temporanee di lavoro.
Il disaster recovery riguarda invece il recupero dei sistemi informatici, delle applicazioni e dei dati dopo un evento grave. Il piano deve stabilire quali servizi ripristinare per primi, da quale infrastruttura e con quali tempi.
Il NIST descrive il business continuity plan come l’insieme delle procedure necessarie a sostenere le attività durante il recupero da un’interruzione. Il disaster recovery plan definisce invece le modalità con le quali l’organizzazione recupera le operazioni informatiche dopo la perdita di capacità o il danneggiamento delle strutture.
La cyber resilience unisce prevenzione, risposta e recupero. Non promette l’assenza di incidenti, ma punta a limitarne gli effetti e a mantenere disponibili le funzioni più importanti.
Backup immutabili contro ransomware ed errori
L’architettura include sistemi di backup immutabile, che impediscono la modifica o la cancellazione delle copie per un intervallo prestabilito.
Questa caratteristica può limitare i danni causati da ransomware, account amministrativi compromessi ed errori umani. Un attaccante che raggiunge i server di produzione potrebbe tentare di cifrare o eliminare anche i backup, così da aumentare la pressione economica sulla vittima.
CISA raccomanda copie cifrate, offline o comunque isolate dai sistemi ordinari. L’agenzia invita inoltre a verificare con regolarità disponibilità, integrità e procedure di ripristino. Un backup presente ma non recuperabile non offre una reale garanzia di continuità.
L’immutabilità rappresenta quindi una componente importante, ma deve far parte di un sistema più ampio che comprenda:
- separazione degli account amministrativi;
- autenticazione multifattore;
- segmentazione della rete;
- monitoraggio degli accessi;
- protezione delle console di backup;
- copie conservate in domini di sicurezza separati;
- prove periodiche di ripristino.
Protezione logica e sicurezza fisica
Il progetto non riguarda soltanto software, dati e reti. I due data center comprendono rack chiusi e climatizzati, sistemi dedicati di raffreddamento, sensori e apparati antincendio.
La sensoristica può rilevare variazioni di temperatura, umidità, alimentazione elettrica e altri parametri ambientali. Gli avvisi precoci permettono al personale tecnico di intervenire prima che un’anomalia provochi lo spegnimento dei server o il danneggiamento degli apparati.
Il sistema antincendio deve rilevare l’evento e attivare una risposta compatibile con le apparecchiature elettroniche. In un data center, infatti, l’uso di sistemi non adatti può limitare l’incendio ma danneggiare server, cablaggi e dispositivi di rete.
Rack chiusi e controlli sugli accessi riducono inoltre il rischio che personale non autorizzato raggiunga fisicamente porte, console, storage o apparati critici.
L’accordo unisce quindi due livelli:
- resilienza logica, con ridondanza, backup, monitoraggio e recupero;
- resilienza fisica, con protezione degli ambienti, raffreddamento, sensoristica e controllo degli eventi critici.
Il ruolo di Execus e Neurafense
Execus coordina il progetto insieme a Neurafense. La società è quotata su Euronext Growth Milan dal 4 agosto 2023 e ha ampliato nel tempo il proprio modello, in origine concentrato sul social selling, verso servizi tecnologici e digitali destinati a imprese e professionisti.
Neurafense si presenta come Managed Security e AI-Ops provider per aziende di medie dimensioni e settori regolamentati. La sua offerta comprende SOC e NOC, servizi di private cloud, backup immutabili e strumenti per la protezione degli endpoint e delle reti.
Nel progetto per Fratelli Giacomel, Neurafense fornisce il contributo tecnico e operativo relativo alla progettazione dell’infrastruttura, alla governance ICT, alla sicurezza e al monitoraggio.
Secondo Luca Monformoso, IT Manager di Fratelli Giacomel, l’intervento ha raddoppiato la velocità dei sistemi e ha migliorato la resilienza dell’infrastruttura. L’azienda ha inoltre scelto un modello private cloud che mantiene il controllo dei dati all’interno dell’architettura definita dal gruppo.
Quali informazioni tecniche non sono state comunicate
Il comunicato descrive gli elementi principali dell’architettura, ma non specifica alcuni parametri necessari per valutarne le prestazioni in caso di incidente.
Non risultano pubblici:
- il Recovery Time Objective, cioè il tempo massimo previsto per ripristinare ogni servizio;
- il Recovery Point Objective, che indica la quantità massima di dati che l’azienda può perdere;
- la distanza fisica e logica tra i due data center;
- la frequenza delle repliche;
- il periodo di conservazione dei backup immutabili;
- la cadenza dei test di disaster recovery;
- i servizi inclusi nella prima fase del progetto;
- gli standard o le certificazioni applicati.
Questi dati non devono necessariamente essere resi pubblici, anche per ragioni di sicurezza. Rappresentano però gli indicatori attraverso i quali l’organizzazione può misurare l’efficacia effettiva del sistema.
Il NIST raccomanda test ed esercitazioni periodiche per verificare i piani di continuità e ripristino. Le prove devono coinvolgere sistemi, personale, fornitori e responsabili delle funzioni aziendali interessate.
La resilienza richiede verifiche periodiche
Un’infrastruttura ridondata può ridurre l’impatto di un guasto o di un attacco, ma la tecnologia rappresenta soltanto una parte del percorso.
L’azienda deve mantenere aggiornato l’inventario dei sistemi, identificare le applicazioni essenziali, assegnare responsabilità precise e verificare che dipendenti e fornitori conoscano le procedure previste.
Le simulazioni permettono di misurare i tempi di risposta, individuare dipendenze non documentate e scoprire eventuali ostacoli prima di un incidente reale. Possono inoltre chiarire quali processi devono restare disponibili anche quando CRM, sistemi gestionali o collegamenti con i costruttori risultano temporaneamente irraggiungibili.
Per un gruppo automotive distribuito tra più showroom e filiali, la cyber resilience dipende quindi dalla capacità di coordinare tecnologia, persone e procedure. I due data center e i backup immutabili costituiscono la base tecnica del progetto; i test e la manutenzione ne determineranno l’efficacia nel tempo.











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