CrowdStrike: aziende tech nel mirino tra AI, spionaggio e supply chain

CrowdStrike ha pubblicato il Technology Threat Landscape Report 2026, un’analisi dedicata alle minacce cyber contro il settore tecnologico. Secondo la società, le aziende tech sono oggi il comparto più bersagliato al mondo da attori statali e gruppi cybercriminali, per il valore degli asset legati all’intelligenza artificiale, alla proprietà intellettuale, al software e alle infrastrutture digitali.

Il dato centrale riguarda gli avversari riconducibili alla Cina. CrowdStrike attribuisce a questi gruppi oltre il 58% delle intrusioni mirate sponsorizzate da Stati contro il comparto tecnologico. L’obiettivo indicato nel report è la sottrazione di capacità AI, proprietà intellettuale e informazioni strategiche che possono sostenere lo sviluppo tecnologico e industriale di Pechino.

La lettura di CrowdStrike si inserisce in un contesto geopolitico più ampio, nel quale la competizione sull’intelligenza artificiale ha assunto un ruolo centrale. Reuters ha riportato che l’ambasciata cinese a Washington ha respinto le accuse, dichiarando l’opposizione della Cina alle attività di hacking e contestando le ricostruzioni considerate strumentali sul piano della cybersecurity.

Il settore tecnologico come obiettivo prioritario

Il report, basato sull’intelligence del team Counter Adversary Operations di CrowdStrike, prende in esame il periodo compreso tra il 1° aprile 2025 e il 31 marzo 2026. L’analisi si fonda sul monitoraggio di oltre 280 avversari identificati e descrive le principali tecniche usate contro aziende che sviluppano hardware, software, servizi IT, semiconduttori e soluzioni di intelligenza artificiale.

Secondo CrowdStrike, il valore delle aziende tecnologiche non deriva solo dai dati custoditi, ma anche dagli strumenti usati per produrre innovazione. Modelli AI, infrastrutture di sviluppo, repository, pacchetti open source, credenziali e ambienti cloud sono diventati superfici di attacco ad alto valore.

Il punto critico è che l’AI non rappresenta solo un bersaglio. È anche uno strumento usato dagli avversari per aumentare velocità, scala e qualità delle operazioni. Questo scenario riduce i tempi di reazione dei team di sicurezza e aumenta il rischio per le organizzazioni che integrano soluzioni AI senza un modello di protezione adeguato.

Gli attori legati alla Cina e il furto di capacità AI

CrowdStrike cita diversi gruppi riconducibili alla Cina, tra cui MURKY PANDA, MUSTANG PANDA, OVERCAST PANDA, SUNRISE PANDA e WARP PANDA. Secondo il report, questi attori hanno colpito il settore tecnologico più di qualsiasi altro comparto, con attività orientate a raccolta di intelligence, compromissione della supply chain e sottrazione di proprietà intellettuale.

Tra gli episodi segnalati figura una campagna di password spraying attribuita a MURKY PANDA, che avrebbe interessato oltre 340 organizzazioni con sede negli Stati Uniti. Il password spraying consiste nel tentativo di accesso a molti account tramite un numero limitato di password comuni, con l’obiettivo di eludere blocchi automatici e sistemi di rilevamento basati su tentativi ripetuti verso un singolo utente.

Queste operazioni confermano un cambio di priorità: non si cerca soltanto l’accesso ai sistemi aziendali, ma anche alle competenze, ai modelli, ai dataset, ai processi di sviluppo e agli ambienti che consentono di produrre tecnologia AI.

Corea del Nord e falsi professionisti IT

Il report segnala anche l’attività degli avversari riconducibili alla Corea del Nord. In particolare, CrowdStrike cita FAMOUS CHOLLIMA, gruppo associato a campagne nelle quali falsi professionisti IT riescono a ottenere incarichi da remoto presso aziende tecnologiche.

Secondo CrowdStrike, questi operatori avrebbero usato identità fittizie potenziate dall’AI e società di comodo statunitensi per accedere a ruoli IT. Il gruppo avrebbe rappresentato il 47% delle operazioni hands-on-keyboard sponsorizzate da Stati contro il settore tecnologico. I proventi ottenuti sarebbero destinati ai programmi del regime nordcoreano.

Il rischio non riguarda solo il danno economico diretto. Un falso dipendente IT può ottenere accessi legittimi, muoversi all’interno dell’ambiente aziendale, raccogliere informazioni e creare punti di appoggio per attività successive.

eCrime, estorsione e accessi in vendita

Gli attori cybercriminali con finalità economiche hanno rappresentato il 65% delle operazioni interattive contro il settore tecnologico. CrowdStrike segnala anche un aumento delle attività degli initial access broker, cioè gruppi che ottengono l’accesso iniziale a reti aziendali compromesse e poi lo rivendono ad altri criminali.

Nel periodo analizzato, gli initial access broker avrebbero messo in vendita accessi a 277 organizzazioni tecnologiche, con un incremento di quasi il 30%. I gruppi specializzati in attacchi contro obiettivi di alto valore hanno inoltre pubblicato i nomi di 572 aziende tech su siti di leak con finalità estorsive.

Questi numeri mostrano come il comparto tecnologico sia ormai centrale anche per il mercato criminale dell’accesso. Una singola compromissione può avere effetti a catena su clienti, partner, ambienti cloud e catene di fornitura software.

L’AI come strumento d’attacco

CrowdStrike rileva un uso più esteso dell’AI da parte degli attori eCrime. Gli avversari avrebbero usato script generati con strumenti AI per scaricare credenziali e cancellare prove forensi in tempi molto rapidi. Questo riduce la finestra utile per l’individuazione dell’attacco e per la risposta degli analisti.

Il report cita anche Skrawl, un nuovo malware per macOS distribuito tramite false estensioni OpenClaw e siti di download contraffatti che imitavano strumenti AI legittimi. In questo caso, il tema dell’intelligenza artificiale viene usato come esca per colpire utenti e sviluppatori interessati a nuovi strumenti di produttività.

Il rischio è doppio: da una parte gli attaccanti sfruttano l’AI per rendere più rapide alcune fasi operative; dall’altra intercettano la forte domanda di strumenti AI per diffondere malware tramite download e plugin falsi.

Supply chain degli sviluppatori sotto pressione

Una delle aree più critiche riguarda la supply chain software. CrowdStrike segnala la compromissione del pacchetto NPM Axios da parte di STARDUST CHOLLIMA. Axios è uno dei pacchetti più usati nell’ecosistema JavaScript, con circa 100 milioni di download a settimana, e una sua compromissione può esporre un numero elevato di progetti e utenti finali.

Il report cita anche le botnet Glassworm: prima dell’intervento di CrowdStrike, gli operatori del malware avrebbero compromesso 350 repository GitHub per inserire codice malevolo in progetti JavaScript e Python.

Questi episodi confermano la centralità degli ambienti di sviluppo come bersaglio. Repository, pacchetti, dipendenze, credenziali degli sviluppatori e pipeline CI/CD sono ormai asset sensibili quanto i sistemi di produzione.

Cosa devono fare le aziende tech

Il report indica una necessità chiara: la sicurezza deve essere integrata nelle fasi iniziali dello sviluppo, non aggiunta solo a valle. Per le aziende che sviluppano o adottano soluzioni AI, questo significa proteggere modelli, dataset, ambienti di addestramento, strumenti di sviluppo, identità e accessi privilegiati.

Le priorità operative includono:

  • rafforzare la protezione delle identità e degli accessi;
  • monitorare repository, dipendenze e pipeline di sviluppo;
  • introdurre controlli specifici sugli strumenti AI usati internamente;
  • verificare download, estensioni e plugin collegati a servizi AI;
  • ridurre i privilegi non necessari;
  • rilevare attività hands-on-keyboard e anomalie nei comportamenti degli utenti;
  • formare i team tecnici sui rischi di social engineering, falsi candidati IT e compromissione della supply chain.

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Lo staff di Sicurezza Informatica.