La cybersicurezza non è solo una sfida tecnologica, ma anche umana. Un nuovo whitepaper di Sophos, intitolato The Human Cost of Vigilance: Addressing Cybersecurity Burnout in 2025, mette in luce come la pressione continua dei cyberattacchi stia generando un fenomeno sempre più diffuso tra i professionisti del settore: il burnout da cybersecurity.
Un fenomeno in crescita
Il report, basato su un’indagine condotta su 5.000 professionisti IT e cybersecurity in 17 Paesi, fotografa un quadro preoccupante. Il 76% degli intervistati ha dichiarato di aver sperimentato affaticamento o burnout nell’ultimo anno, con il 19% che lo definisce un problema costante, il 27% frequente e il 30% occasionale.
Non si tratta di un problema circoscritto a realtà di piccole o grandi dimensioni: i tassi di burnout sono pressoché identici in aziende con 100 dipendenti come in organizzazioni con oltre 5.000. E la tendenza è in aumento: il 69% ha confermato che la situazione è peggiorata dal 2023 al 2024.
Le conseguenze sul lavoro e sulla vita personale
Il burnout non si limita a colpire la sfera psicologica, ma mina direttamente la resilienza delle aziende contro i cyberattacchi. Secondo i dati, il 46% dei professionisti ha sviluppato una maggiore ansia rispetto alla possibilità di subire incidenti informatici, il 39% ha registrato un calo di produttività e il 33% una minore partecipazione al lavoro.
Non mancano impatti più drastici: quasi un terzo (29%) ha dovuto prendersi del tempo libero, mentre oltre il 20% ha valutato seriamente di dimettersi o cambiare carriera. In un contesto già segnato da carenza di competenze, questo rappresenta una minaccia aggiuntiva alla stabilità del settore.
Le cause principali
Le radici del burnout da cybersecurity sono molteplici. Tra i fattori più citati emergono:
- cambiamenti continui nelle tecnologie di difesa (38%)
- la natura stessa del lavoro fatto di routine intervallata da emergenze (37%)
- l’evoluzione incessante delle minacce (34%)
- la pressione di garantire copertura 24/7 (32%)
- obblighi normativi e legali in costante mutamento (32%).
A questi si aggiungono la scarsità di personale qualificato, i vincoli di budget e l’alto volume di allarmi da gestire. Ogni professionista ha indicato in media tre fattori combinati come responsabili del proprio stato di affaticamento, segno che il problema nasce dall’accumulo di pressioni diverse.
Un problema che colpisce aziende e persone
Gli effetti non riguardano solo i singoli, ma anche l’intera organizzazione. Squadre esauste sono più inclini a commettere errori, con possibili falle critiche nella sicurezza. La perdita di concentrazione e motivazione compromette la capacità di risposta agli incidenti, mentre l’alto turnover alimenta la carenza di competenze sul mercato. Il risultato è un circolo vizioso: meno risorse, più pressione, più burnout.
Come contrastarlo: le strategie efficaci
Secondo il whitepaper, le aziende stanno adottando diverse misure interne, dalla promozione di una cultura di supporto fino all’accesso a risorse per la salute mentale e a percorsi di formazione. Tuttavia, il dato più significativo riguarda l’impatto dei servizi di Managed Detection and Response (MDR).
Tra i professionisti che lavorano in organizzazioni che utilizzano MDR, il 92% ha dichiarato una riduzione del burnout, con il 39% che parla di un miglioramento significativo. Questi servizi, affidando a team esterni esperti il monitoraggio continuo, la gestione degli allarmi e la risposta agli attacchi, liberano i team interni dalla pressione costante, permettendo loro di concentrarsi su attività a più alto valore strategico.
Verso una difesa sostenibile
La ricerca di Sophos sottolinea un punto cruciale: non basta investire in tecnologia, bisogna proteggere anche le persone che presidiano la difesa digitale. La sicurezza informatica richiede lucidità, attenzione e decisioni rapide, impossibili se chi lavora in prima linea è logorato dal burnout.
Soluzioni come Sophos MDR, che uniscono monitoraggio 24/7, risposta immediata agli incidenti, accesso diretto a esperti e strumenti di triage basati su intelligenza artificiale, non solo rafforzano la protezione contro ransomware e altre minacce avanzate, ma rappresentano anche un pilastro di sostenibilità per la salute mentale dei professionisti del settore.
Il messaggio è chiaro: la resilienza informatica parte dalle persone. Garantire loro supporto e strumenti adeguati è la chiave per costruire una difesa efficace e duratura in un panorama di minacce che non conosce tregua.









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