DeepSeek e il ransomware che può agire direttamente dal browser

Check Point Research a attribuita a DeepSeek che sfrutta una funzione legittima dei browser Chromium per accedere ai file scelti dall’utente. La tecnica non richiede exploit o applicazioni da installare, ma presuppone la concessione esplicita di un’autorizzazione.

Un’applicazione web capace di cifrare i file presenti sullo smartphone senza installare APK, sfruttare vulnerabilità del browser oppure ottenere privilegi di root. È lo scenario descritto da Check Point Research, che ha analizzato un campione di codice attribuito a DeepSeek e ha ricavato una proof of concept di ransomware eseguibile nel browser.

La scoperta non riguarda, almeno per ora, una campagna criminale attiva. Check Point Research dichiara di non aver trovato prove che la tecnica sia già impiegata in attacchi reali. La ricerca mostra però come un modello di intelligenza artificiale possa mettere in relazione un obiettivo malevolo con una funzionalità legittima della piattaforma, anche quando il codice prodotto contiene errori o capacità che il browser non può eseguire.

Il risultato non è un ransomware che infetta automaticamente il dispositivo. L’attacco richiede che la vittima visiti una pagina malevola, interagisca con essa e conceda l’accesso a una cartella. Proprio questo passaggio distingue la tecnica da un exploit tradizionale, ma non elimina il rischio: una pagina costruita in modo credibile potrebbe indurre l’utente a fornire il permesso necessario.

L’elemento individuato nel codice generato da DeepSeek

I ricercatori hanno esaminato quasi 3.000 file attribuiti a DeepSeek presenti nella telemetria pubblica. Tra questi figurava un’applicazione basata su Python Flask che riuniva diverse funzioni tipiche del malware, tra cui un keylogger, il furto di credenziali, l’acquisizione di immagini dalla webcam e un’interfaccia per la richiesta di riscatto.

Gran parte delle funzioni non avrebbe potuto operare nel modo previsto, a causa delle restrizioni applicate dai browser. Nel codice compariva però un riferimento tecnicamente corretto a showDirectoryPicker(), metodo appartenente alla File System Access API.

Questa API permette a una pagina web di mostrare una finestra dalla quale l’utente può scegliere una cartella. In modalità readwrite, il sito può ottenere un riferimento alla directory selezionata e accedere ai file contenuti al suo interno. Il metodo richiede una connessione HTTPS, un’interazione dell’utente e un’autorizzazione esplicita. Il browser può inoltre impedire la selezione di directory considerate troppo sensibili. a web, quindi, non può esplorare liberamente l’intero dispositivo. Può però leggere o modificare i contenuti della cartella che l’utente ha scelto di condividere. La documentazione di Chrome conferma che la File System Access API consente alle applicazioni web di aprire directory, elencarne i contenuti e salvare modifiche direttamente nei file locali dopo la concessione del permesso. lso strumento per migliorare le fotografie

Per verificare la fattibilità dell’attacco, Check Point Research ha realizzato una proof of concept controllata chiamata AI Avatar Enhancer.

La pagina si presenta come uno strumento basato sull’intelligenza artificiale per migliorare fotografie e avatar. Quando l’utente avvia l’elaborazione, il sito richiede l’accesso a una cartella. Se la persona seleziona una directory contenente immagini e concede i permessi di scrittura, il codice può modificare o cifrare i file presenti al suo interno.

Un’interfaccia di questo tipo potrebbe apparire plausibile, poiché un servizio fotografico ha una ragione apparentemente coerente per chiedere l’accesso alle immagini. La richiesta del browser resta visibile, ma l’utente potrebbe interpretarla come un passaggio necessario per applicare filtri, creare avatar o elaborare le fotografie.

La tecnica non prevede l’evasione dalla sandbox. Al contrario, sfrutta le operazioni che il browser consente dopo l’autorizzazione. Il confine di sicurezza non viene superato attraverso una vulnerabilità: è l’utente a estenderlo tramite il selettore delle cartelle.

Perché il rischio riguarda soprattutto Android

La File System Access API era già disponibile nelle versioni desktop di Chrome. Con Chrome 132, Google ha esteso il supporto ad Android e alle applicazioni basate su WebView. La funzione permette alle pagine autorizzate di leggere, modificare ed elencare file e cartelle scelti dall’utente. i test descritti da Check Point Research, una pagina web può chiedere l’accesso alla cartella DCIM, nella quale gli smartphone conservano normalmente fotografie e video. La stessa directory può contenere screenshot di applicazioni bancarie, copie di documenti, referti, biglietti di viaggio o codici di recupero fotografati dall’utente.

L’eventuale cifratura provocherebbe la perdita di accesso ai file. La lettura dei contenuti potrebbe invece precedere un tentativo di estorsione o la pubblicazione di informazioni personali.

Secondo Check Point Research, Safari su iOS non espone showDirectoryPicker() con le stesse modalità e la tecnica descritta non risulta quindi applicabile ai dispositivi Apple. Safari supporta alcune componenti del File System API, ma le limita principalmente allo spazio privato associato al singolo sito, separato dai file personali presenti sul dispositivo. olo dell’intelligenza artificiale

Il dato più rilevante della ricerca non riguarda soltanto il ransomware nel browser, ma il processo attraverso il quale il codice è emerso.

Secondo Check Point Research, il campione analizzato conteneva numerosi errori e caratteristiche irrealizzabili. Il modello aveva però individuato una funzione reale che poteva avvicinare il progetto al risultato richiesto. L’intelligenza artificiale avrebbe quindi collegato un obiettivo astratto — agire sui file dal browser — a un’API che permette di operare sulle cartelle selezionate dall’utente.

Durante le successive verifiche con DeepSeek V4, il modello avrebbe rifiutato una richiesta che conteneva esplicitamente il termine “ransomware”. Con una formulazione neutra, avrebbe invece prodotto codice capace di eseguire le operazioni necessarie.

Questo non significa che il modello abbia condotto autonomamente un attacco o sviluppato da solo l’intera proof of concept. I ricercatori hanno esaminato il codice, identificato l’elemento tecnicamente valido e costruito un ambiente controllato per dimostrarne le possibili conseguenze.

La ricerca suggerisce però che i modelli generativi possono ridurre le competenze richieste per individuare nuove combinazioni tra API legittime e finalità malevole. Un attaccante con capacità tecniche limitate può descrivere un obiettivo in linguaggio naturale, ottenere un primo prototipo e correggerlo con ulteriori richieste o con l’aiuto di strumenti automatici.

Come proteggere fotografie e documenti

Le richieste di accesso ai file devono essere considerate alla pari delle autorizzazioni concesse alle applicazioni installate. Una pagina web non dovrebbe ottenere l’accesso a una cartella soltanto perché promette di migliorare una fotografia o creare un avatar.

È consigliabile non condividere mai l’intera cartella DCIM, la libreria fotografica principale o directory che contengono documenti personali. Quando un servizio necessita di un’immagine, è preferibile selezionare il singolo file oppure creare una cartella temporanea con una copia dei soli contenuti necessari.

Chrome permette inoltre di controllare e revocare i permessi concessi ai siti. Dopo l’autorizzazione, il browser mostra un’indicazione nella barra degli indirizzi dalla quale l’utente può verificare quali file risultano accessibili e rimuovere il consenso. senziale conservare almeno una copia di backup indipendente dei contenuti più importanti. Un backup nel cloud può proteggere dalla perdita del dispositivo, mentre una copia offline riduce il rischio che un processo malevolo modifichi anche i file sincronizzati.

Per ora la tecnica resta una dimostrazione controllata. Il suo interesse risiede nella possibilità di trasformare una normale richiesta di autorizzazione del browser nel passaggio centrale di un attacco, senza ricorrere a vulnerabilità sconosciute o software da installare.

"
Sicurezza Informatica
Lo staff di Sicurezza Informatica.