Operazione Alice, maxi offensiva internazionale contro il dark web: chiusi oltre 373.000 siti

Ventitré Paesi hanno partecipato ad un’azione coordinata da Europol e guidata dalle autorità tedesche. Nel mirino una rete che usava migliaia di domini onion per promuovere materiale pedopornografico e servizi di cybercrime-as-a-service, senza poi consegnare quanto promesso agli acquirenti.

Il 20 marzo 2026 Europol ha annunciato i risultati dell’Operazione Alice, una vasta iniziativa internazionale nata da un’indagine avviata nel 2021 sulla piattaforma del dark web “Alice with Violence CP”. L’inchiesta, condotta in particolare dal Bayerisches Landeskriminalamt e dal centro specializzato della procura di Bamberg, ha portato alla chiusura di oltre 373.000 siti del dark web, al sequestro di 105 server e all’identificazione di 440 clienti in diversi Paesi.

Secondo Europol e le autorità bavaresi, il sistema faceva capo a un 35enne cittadino cinese residente nella Repubblica Popolare Cinese, oggi destinatario di un mandato di arresto internazionale. Gli investigatori ritengono che l’uomo abbia gestito una rete arrivata, nel momento di massima estensione, a 287 server, con 105 server attivi in Germania al momento del sequestro.

L’elemento più rilevante dell’indagine riguarda la scala dell’infrastruttura. Le autorità hanno ricostruito una rete composta da 122 varianti di piattaforma replicate su centinaia di migliaia di domini onion. Tra febbraio 2020 e luglio 2025, almeno 32 piattaforme risultavano dedicate alla promozione di materiale pedopornografico, raggiungibile tramite oltre 90.000 domini onion. In parallelo comparivano anche offerte di cybercrime-as-a-service, come dati di carte di credito e accessi a sistemi compromessi.

Il meccanismo, però, aveva anche una natura fraudolenta. I siti mostravano anteprime e promettevano “pacchetti” acquistabili dopo pagamento in Bitcoin e inserimento di un indirizzo email per ricevere il link di download. I prezzi, secondo la ricostruzione ufficiale, variavano da circa 20 a 250 dollari, con volumi di dati dichiarati da pochi gigabyte a diversi terabyte. In realtà, gli acquirenti non ricevevano nulla: l’obiettivo era incassare denaro facendo leva sulla domanda di contenuti illeciti.

Le autorità stimano che l’operatore abbia incassato complessivamente circa 400.000 dollari, equivalenti a circa 18 Bitcoin, da circa 10.000 utenti in tutto il mondo. Proprio l’analisi dei flussi in criptovaluta ha avuto un ruolo centrale nell’identificazione dei sospetti. Secondo la polizia bavarese, il tracciamento dei pagamenti ha condotto a un fornitore di servizi di pagamento legittimo, dai cui dati è stato possibile collegare accessi, acquisti tentati e profili degli indagati.

Dal 9 al 19 marzo 2026, l’operazione ha coinvolto 23 Paesi, tra cui Italia, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Australia. In Germania sono state eseguite 14 perquisizioni in nove Länder e, nell’intero filone tedesco, risultano 89 indagati. A livello internazionale, gli investigatori parlano di circa 600 utenti sotto esame, oltre ai 440 già identificati.

Nel comunicato ufficiale, la direttrice esecutiva di Europol Catherine De Bolle ha definito l’operazione un segnale netto verso chi pensa di poter sfruttare l’anonimato del dark web. Europol ha inoltre spiegato di aver facilitato lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali, coordinato la risposta internazionale e fornito supporto analitico, con un ruolo importante anche nel tracciamento delle criptovalute.

Un punto centrale dell’inchiesta riguarda la tutela delle vittime. Le autorità affermano di essere intervenute ogni volta che emergevano situazioni di minori potenzialmente in pericolo. La polizia bavarese cita, tra gli esempi, un caso del 2023 che ha portato alla perquisizione dell’abitazione di un uomo di 31 anni dopo un pagamento di 20 dollari per un presunto pacchetto da 70 GB; l’uomo è poi stato condannato in via definitiva.

Sul fronte della prevenzione, Europol ricorda due iniziative recenti. La prima è “Stop Child Abuse – Trace an Object”, progetto di crowdsourcing investigativo che pubblica immagini di oggetti presenti in casi irrisolti per favorire il riconoscimento da parte del pubblico. La seconda è Help4U, piattaforma digitale lanciata a novembre 2025 per offrire supporto a bambini e adolescenti esposti ad abusi sessuali o pericoli online.

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Lo staff di Sicurezza Informatica.