Check Point ha reso disponibile la propria soluzione Cloud Firewall su AWS European Sovereign Cloud, l’infrastruttura cloud indipendente che Amazon Web Services ha progettato per le organizzazioni europee con requisiti avanzati di residenza dei dati, autonomia operativa e controllo sulla giurisdizione.
L’integrazione punta soprattutto a pubbliche amministrazioni, aziende regolamentate e organizzazioni che gestiscono carichi di lavoro sensibili. Questi soggetti possono ora affiancare ai controlli di sovranità predisposti da AWS le funzioni di sicurezza di rete e prevenzione delle minacce sviluppate da Check Point.
Il Cloud Firewall di Check Point entra nel cloud sovrano AWS
Il Cloud Firewall di Check Point protegge il traffico tra reti, workload e applicazioni ospitati nel cloud. La soluzione applica policy di sicurezza, analizza le connessioni e blocca le attività considerate dannose prima che raggiungano le risorse protette.
Secondo l’annuncio, la disponibilità sulla nuova infrastruttura AWS permette ai clienti di adottare gli stessi criteri di protezione già utilizzati negli ambienti cloud tradizionali, ma all’interno di un perimetro progettato per conservare nell’Unione europea dati, metadati e operazioni sensibili.
Check Point indica inoltre la disponibilità delle proprie offerte Cloud Firewall e Web Application Firewall, quest’ultima dedicata alla protezione di siti, applicazioni web e API. Il comunicato non fornisce dettagli pubblici su prezzi, modelli di licenza o differenze funzionali rispetto alle versioni presenti nelle altre regioni AWS.
Che cos’è AWS European Sovereign Cloud
AWS European Sovereign Cloud è disponibile a livello generale da gennaio 2026. La prima regione si trova nel Brandeburgo, in Germania, e usa il codice eusc-de-east-1.
L’infrastruttura risulta separata fisicamente e logicamente dalle altre regioni AWS. Tutti i suoi componenti si trovano all’interno dell’Unione europea e il modello operativo prevede personale, governance e supporto situati nell’UE.
AWS ha creato anche una partizione distinta, denominata aws-eusc. Gli account, le identità IAM e i ruoli configurati in questo ambiente restano separati da quelli utilizzati nelle normali partizioni commerciali di AWS.
La società afferma inoltre che i contenuti dei clienti e i metadati da essi creati, come permessi, etichette delle risorse e configurazioni, rimangono nell’Unione europea. Specifici controlli tecnici limitano l’accesso ai sistemi da località esterne all’UE.
Un’infrastruttura pensata per autonomia e isolamento
Il progetto non riguarda soltanto la posizione geografica dei data center. AWS ha definito obiettivi che comprendono l’autonomia operativa, la separazione delle identità, la continuità dei servizi e la possibilità di funzionare senza dipendenze critiche da sistemi collocati fuori dall’Europa.
Secondo la documentazione tecnica, l’infrastruttura deve poter sostenere i carichi di lavoro anche in circostanze eccezionali che provochino l’isolamento dai sistemi AWS esterni all’UE. L’azienda cita, tra gli esempi, gravi interruzioni delle comunicazioni transatlantiche o crisi geopolitiche.
AWS ha inoltre previsto entità legali europee costituite secondo il diritto tedesco, amministratori residenti nell’Unione e un consiglio consultivo indipendente dedicato ai temi della sovranità.
Quali servizi AWS sono disponibili
AWS European Sovereign Cloud offre un ampio insieme di servizi per elaborazione, storage, database, reti, sicurezza e intelligenza artificiale.
Tra le soluzioni disponibili figurano:
- Amazon EC2 e AWS Lambda;
- Amazon EKS e Amazon ECS;
- Amazon S3 ed EBS;
- Amazon RDS, Aurora e DynamoDB;
- Amazon VPC;
- AWS Key Management Service;
- Amazon SageMaker e Amazon Bedrock.
L’infrastruttura mantiene l’architettura, le API e i principali strumenti di gestione già conosciuti dagli amministratori AWS. Le aziende devono però creare account e identità specifici per la partizione sovrana.
Nel marzo 2026 AWS European Sovereign Cloud ha ottenuto i report SOC 2 e C5 Type 1 e sette certificazioni ISO. I report di attestazione coprivano, al momento dell’annuncio, 69 servizi AWS presenti nell’infrastruttura.
Cloud Firewall di Check Point e AWS Network Firewall non sono lo stesso servizio
Il Cloud Firewall annunciato da Check Point non va confuso con AWS Network Firewall.
AWS Network Firewall è il servizio nativo gestito da Amazon Web Services per la protezione delle reti VPC. È disponibile su AWS European Sovereign Cloud da marzo 2026. Il prodotto di Check Point rappresenta invece una soluzione di terze parti che integra tecnologie, policy e intelligence sulle minacce del produttore all’interno dell’ambiente AWS.
La scelta tra i due strumenti dipende dall’architettura, dalle policy aziendali, dalle competenze interne e dalla necessità di mantenere controlli uniformi tra data center, cloud pubblici e ambienti ibridi.
Check Point presenta la propria soluzione come parte di un modello di sicurezza unificato, capace di applicare policy comuni tra infrastrutture locali, cloud e reti distribuite. Il prodotto si integra con servizi AWS quali Gateway Load Balancer, Transit Gateway e Cloud WAN.
La sovranità dei dati non elimina i rischi informatici
La posizione europea dei dati riduce alcune criticità legate alla giurisdizione, all’accesso amministrativo e ai trasferimenti internazionali. Non impedisce però attacchi, errori di configurazione, furti di credenziali o esposizioni accidentali.
Un ambiente può rispettare requisiti di localizzazione e, allo stesso tempo, presentare porte aperte, identità con privilegi eccessivi, sistemi vulnerabili o applicazioni prive di controlli adeguati.
Per questo motivo, la sovranità deve essere affiancata da misure quali:
- segmentazione delle reti;
- gestione rigorosa delle identità;
- principio del privilegio minimo;
- cifratura dei dati;
- protezione delle applicazioni e delle API;
- registrazione degli eventi;
- rilevamento delle configurazioni errate;
- procedure di risposta agli incidenti.
Il modello AWS resta fondato sulla responsabilità condivisa: il provider protegge l’infrastruttura del cloud, mentre il cliente conserva responsabilità specifiche sulla configurazione, sui dati, sulle identità e sui workload che trasferisce nell’ambiente.
Cloud sovrano e conformità normativa
Check Point collega l’iniziativa alle esigenze delle organizzazioni soggette ai quadri normativi europei. Tra questi rientrano il GDPR e, a seconda del settore, normative come NIS2 e DORA.
La presenza di dati e operazioni nell’UE può aiutare le aziende a soddisfare determinati requisiti, ma non produce una conformità automatica. Ogni organizzazione deve valutare la base giuridica dei trattamenti, la classificazione dei dati, le misure tecniche, i contratti, i subfornitori e gli obblighi di notifica.
Anche le certificazioni attestano l’esistenza di controlli e processi verificati, ma non sostituiscono l’analisi dei rischi del cliente.
«AWS European Sovereign Cloud rappresenta un passo significativo per le organizzazioni che operano nel quadro normativo dell’UE», ha dichiarato Joaquin Reixa, vicepresidente per l’Europa occidentale di Check Point Software Technologies.
Secondo Reixa, la disponibilità del Cloud Firewall permette ai clienti di eseguire i workload più sensibili con requisiti di autonomia operativa e residenza dei dati all’interno dell’Unione europea.
Una nuova opzione per settori pubblici e regolamentati
La disponibilità della soluzione Check Point amplia l’offerta di sicurezza presente su AWS European Sovereign Cloud.
La novità può interessare in particolare enti pubblici, operatori finanziari, strutture sanitarie, fornitori di servizi essenziali e aziende che devono documentare con precisione il luogo nel quale risiedono dati, configurazioni e attività operative.
Il valore dell’integrazione dipenderà però dalla capacità delle organizzazioni di combinare infrastruttura sovrana, architetture sicure, policy coerenti e verifiche continue. Il cloud sovrano definisce il perimetro operativo e giuridico; la protezione dei sistemi resta un processo distinto.











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