Il rapporto sulla sicurezza delle organizzazioni della società civile rileva una forte pressione digitale su giornalisti, associazioni per i diritti umani e realtà senza scopo di lucro. DDoS, tentativi di exploit, phishing e interruzioni governative di Internet figurano tra le minacce principali.
Cloudflare ha rilevato e mitigato oltre 38,5 miliardi di richieste malevole dirette contro organizzazioni della società civile protette attraverso Project Galileo. Il dato copre il periodo compreso tra il 1° febbraio 2025 e il 31 gennaio 2026 e corrisponde a una media superiore a 105 milioni di richieste ostili al giorno.
Le cifre emergono dal rapporto The Global State of Cybersecurity for Civil Society Organizations, dedicato ai rischi informatici che interessano ONG, mezzi di informazione indipendenti, associazioni umanitarie e gruppi attivi nella tutela dei diritti civili. Cloudflare ha presentato l’analisi in occasione del dodicesimo anniversario di Project Galileo, il programma che offre servizi di sicurezza gratuiti alle organizzazioni esposte a minacce digitali a causa delle proprie attività.
Il termine “attacchi”, utilizzato nel rapporto per descrivere la portata del fenomeno, comprende miliardi di richieste HTTP classificate come malevole. Non si tratta quindi di 38,5 miliardi di operazioni distinte condotte da singoli aggressori, bensì del volume complessivo del traffico ostile intercettato dai sistemi di protezione.
Gli attacchi DDoS costituiscono l’81,7% del traffico malevolo
Gli attacchi Distributed Denial of Service, o DDoS, rappresentano la minaccia più frequente rilevata nel periodo analizzato. Questa categoria costituisce il 81,7% del traffico malevolo diretto contro le realtà protette da Project Galileo, per un totale superiore a 31 miliardi di richieste.
Un attacco DDoS punta a rendere un sito o un servizio irraggiungibile attraverso un volume anomalo di richieste. Per una redazione indipendente, un’organizzazione umanitaria o un gruppo per la tutela dei diritti, l’indisponibilità del sito può impedire l’accesso a notizie, documenti, denunce e informazioni di pubblica utilità.
Secondo Cloudflare, gli attacchi contro la società civile presentano spesso una durata superiore rispetto a quelli diretti contro la clientela generale dell’azienda. Molte offensive di grandi dimensioni sono proseguite per giorni o settimane, con picchi intermittenti che hanno sottoposto le infrastrutture a una pressione costante. Le organizzazioni attive nella difesa dei diritti umani hanno registrato la quota più elevata di traffico DDoS rispetto al proprio traffico complessivo.
Media e giornalisti esposti ai tentativi di exploit
Il rapporto rileva anche una forte attività contro le applicazioni web. Cloudflare ha bloccato circa 7 miliardi di richieste associate a tentativi di sfruttamento di vulnerabilità nei siti, nei sistemi di gestione dei contenuti e negli altri componenti accessibili tramite Internet.
Le organizzazioni della società civile hanno subito tentativi di exploit con una frequenza oltre sette volte superiore rispetto agli altri clienti Cloudflare. I media hanno concentrato la quota maggiore di queste attività: pur costituiendo meno di un quarto delle realtà osservate, hanno ricevuto oltre il 40% degli attacchi rilevati.
In media, ogni organizzazione giornalistica ha affrontato circa 4,5 milioni di tentativi di exploit in un anno, una frequenza che equivale a circa una richiesta ostile ogni sette secondi. Gli attacchi possono cercare vulnerabilità note, configurazioni errate, componenti obsoleti o punti deboli nei sistemi editoriali.
Il rischio appare ancora più alto per i media che operano fuori dal proprio Paese. Le organizzazioni giornalistiche in esilio hanno ricevuto un volume di traffico malevolo quasi quattro volte superiore rispetto alla media del settore. Questa differenza indica una particolare esposizione per le redazioni che documentano repressione politica, corruzione, conflitti o violazioni dei diritti da territori esteri.
Il phishing supera i controlli tradizionali delle email
La posta elettronica resta uno dei principali vettori di accesso iniziale. L’analisi di Cloudflare Email Security ha identificato circa 1,2 milioni di email malevole tra i messaggi destinati alle organizzazioni considerate dal rapporto.
Quasi il 10% delle email analizzate conteneva possibili elementi associati al phishing. Inoltre, il 30,2% dei messaggi malevoli aveva superato i tre principali sistemi di autenticazione della posta elettronica: SPF, DKIM e DMARC.
Questi protocolli permettono di verificare l’origine dei messaggi e di ridurre alcuni tentativi di falsificazione del mittente. La loro presenza, tuttavia, non certifica la sicurezza del contenuto. Un criminale può usare domini registrati appositamente, account legittimi compromessi o servizi configurati in modo corretto dal punto di vista tecnico.
Per giornalisti, attivisti e operatori umanitari, una compromissione della casella email può esporre fonti riservate, documenti interni, credenziali, conversazioni private e informazioni sulle persone assistite. Gli attacchi possono anche precedere operazioni di sorveglianza, ricatto o diffusione selettiva di dati.
Gli shutdown governativi limitano l’accesso alle informazioni
Il rapporto considera anche le interruzioni intenzionali della connettività. Nel periodo analizzato, Cloudflare ha rilevato 85 interruzioni di Internet attribuite pubblicamente ad azioni governative, pari al 46% di tutte le interruzioni identificate attraverso la propria rete.
Gli shutdown possono interessare un intero Paese, singole regioni o specifici servizi. Le autorità possono imporli durante elezioni, proteste, disordini civili o sessioni di esame. In alcuni casi assumono la forma di blocchi totali, mentre in altri casi prevedono rallentamenti della rete o restrizioni su piattaforme sociali e sistemi di messaggistica.
Per le organizzazioni della società civile, una sospensione della connettività ha effetti che vanno oltre l’indisponibilità di un sito. Può ostacolare la raccolta di testimonianze, la verifica delle informazioni, il coordinamento degli aiuti e la documentazione di possibili abusi.
Project Galileo protegge 3.400 domini in oltre 120 Paesi
Cloudflare ha avviato Project Galileo nel 2014 per offrire protezione gratuita alle realtà che operano nell’interesse pubblico e che non dispongono sempre di risorse tecniche o finanziarie adeguate.
Il programma protegge oggi oltre 3.400 domini appartenenti a organizzazioni presenti in più di 120 Paesi. La rete di Project Galileo comprende 59 partner della società civile, che valutano le richieste di adesione e aiutano a identificare le realtà esposte a rischi concreti.
Tra i servizi disponibili figurano la mitigazione degli attacchi DDoS, il Web Application Firewall, la protezione DNS, i certificati SSL, gli strumenti Zero Trust e alcune funzioni di sicurezza della posta elettronica.
Cloudflare ha indicato tre priorità per il futuro: accesso più semplice e sostenibile agli strumenti di cybersecurity, maggiore trasparenza sugli attacchi e sugli shutdown di Internet, integrazione predefinita di protezioni basate sull’intelligenza artificiale e di tecnologie resistenti alle minacce post-quantistiche.











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