La cybersicurezza assume un peso sempre più diretto nella protezione di cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni e infrastrutture critiche. La seconda edizione del Cyber Security Report – Analisi delle minacce ed evoluzione dello scenario, realizzata da TIM e Cyber Security Foundation con il contributo del Centro Studi TIM, descrive un quadro in cui minacce digitali, instabilità geopolitica e uso dell’intelligenza artificiale si rafforzano a vicenda. Il report è stato pubblicato il 9 giugno 2026 e presentato alla Camera dei Deputati, secondo quanto riportato dal sito ufficiale del Gruppo TIM.
Nel 2025 gli attacchi ransomware hanno superato le 7.400 rivendicazioni a livello globale, con una crescita del 42% rispetto al 2024. In Italia i casi sono stati 166, in aumento del 14%. Il dato territoriale mostra una forte concentrazione nel Nord-Ovest, area nella quale si sono registrati circa quattro episodi su dieci; la Lombardia rappresenta oltre il 30% del totale nazionale.
Ransomware, pressione industriale e nuovo ruolo della geopolitica
Il ransomware resta una delle minacce più rilevanti per la continuità operativa. La crescita non riguarda solo il numero degli attacchi, ma anche il livello di organizzazione dei gruppi criminali. Il report collega questa accelerazione a una progressiva industrializzazione del cybercrime, con modelli operativi più strutturati, servizi criminali specializzati e maggiore capacità di colpire organizzazioni esposte sotto il profilo economico, reputazionale e operativo.
La dimensione geopolitica rende il quadro più complesso. Gli attacchi informatici non agiscono più solo come strumenti di estorsione economica, ma possono diventare anche leve di pressione strategica. Secondo il report, quasi un evento ransomware su due riguarda gli Stati Uniti, mentre l’Unione Europea rappresenta la seconda area più colpita con il 16% dei casi. In Europa, la Germania supera il Regno Unito tra i Paesi più colpiti, mentre l’Italia scende al quarto posto.
DDoS meno frequenti, ma più mirati
Il dato sugli attacchi DDoS richiede una lettura meno immediata. Il report indica circa 4.300 eventi, in calo del 36% rispetto al 2024. La diminuzione del volume complessivo, tuttavia, non equivale a una riduzione del rischio. Gli attacchi risultano più concentrati, più persistenti e orientati verso obiettivi con maggiore rilevanza sistemica.
Il tempo medio di esposizione è cresciuto del 19%. Esclusi gli eventi verso famiglie e cittadini, che rappresentano circa sette casi su dieci rilevati dal SOC TIM, il settore Government arriva al 46% del totale, seguito da servizi professionali, telecomunicazioni e trasporti. Il dato conferma il peso della pubblica amministrazione e dei servizi essenziali nel nuovo scenario cyber.
AI tra minaccia e difesa
L’intelligenza artificiale compare nel report come fattore ambivalente. Da un lato, può supportare gli attaccanti nella produzione di codice malevolo, nella creazione di contenuti di phishing più credibili, nelle frodi e nell’abuso di servizi cloud. Dall’altro lato, può aiutare le attività di triage, analisi delle vulnerabilità e supporto ai Security Operation Center.
Questa doppia funzione rende l’AI un tema centrale per la sicurezza del prossimo ciclo tecnologico. Il problema non riguarda solo la disponibilità degli strumenti, ma la velocità con cui possono ridurre i tempi tra scoperta di una vulnerabilità, preparazione dell’attacco e sfruttamento operativo. Per le organizzazioni, il punto diventa la capacità di trasformare dati, telemetria e threat intelligence in decisioni rapide e verificabili.
Vulnerabilità, zero-day e nuove superfici di rischio
Il report segnala anche la crescita delle vulnerabilità note, arrivate quasi a quota 48.500, con un aumento del 20% rispetto al 2024. Il dato evidenzia una superficie di attacco più ampia, nella quale la gestione delle patch, la visibilità sugli asset e la capacità di prioritizzazione diventano elementi centrali per ridurre l’esposizione.
Particolare attenzione viene dedicata agli zero-day, cioè falle non ancora note ai produttori e prive di patch al momento della scoperta. Queste vulnerabilità possono assumere valore sul mercato criminale, in attività di spionaggio o in operazioni cibernetiche di natura strategica. La crescita del numero di vulnerabilità note e il peso degli zero-day rendono più urgente un approccio basato su rilevamento, risposta e gestione continua del rischio.
Promptware, quishing e sicurezza delle infrastrutture emergenti
La parte finale del report guarda ai nuovi fronti di rischio: promptware, quishing, QRishing, dispositivi smart, realtà virtuale e aumentata, crittografia quantum-safe e sicurezza delle reti satellitari. AI, quantum computing e spazio emergono come tre ambiti da presidiare con attenzione, perché ridefiniscono sia gli strumenti degli attaccanti sia le misure di difesa.
Il rischio legato al quantum computing viene collegato anche allo scenario “harvest now, decrypt later”, nel quale dati cifrati raccolti oggi potrebbero diventare leggibili in futuro grazie a capacità computazionali superiori. Le reti satellitari, invece, assumono un ruolo sempre più strategico per comunicazioni, servizi essenziali e continuità operativa.
La risposta del sistema Paese
Il Cyber Security Report 2026 insiste sulla necessità di rafforzare la cooperazione tra istituzioni, imprese, ricerca e comunità tecnica. La sicurezza digitale viene trattata come un tema di resilienza nazionale, non solo come un ambito tecnico affidato agli specialisti. Il documento si basa sulle evidenze raccolte dai presìdi di difesa del Gruppo TIM nel corso del 2025 e include gli approfondimenti di Insikt Group, unità di threat intelligence di Recorded Future.
Il rischio cyber è ormai strutturale. Ransomware, DDoS mirati, vulnerabilità, AI e tensioni geopolitiche impongono strategie di prevenzione più mature, una gestione più rigorosa delle dipendenze tecnologiche e competenze diffuse lungo tutta la filiera digitale.











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