Privacy online in Italia: NordVPN rileva lacune su AI e deepfake

L’Italia totalizza 40 punti su 100, contro una media globale di 46, nel National Privacy Test 2026 di NordVPN. Il decimo posto della graduatoria non descrive la preparazione di tutti gli italiani: la rilevazione riguarda utenti che hanno scelto di partecipare al test.

Che cosa misura il National Privacy Test

L’analisi considera 23.181 partecipanti a un questionario di 24 domande, con dati raccolti fino al 31 luglio 2026. Il campione volontario non è rappresentativo della popolazione. Inoltre, le modifiche al questionario impediscono un confronto diretto dei punteggi con gli anni precedenti. Un risultato migliore in classifica non dimostra quindi, da solo, un miglioramento delle competenze nazionali.

Password e aggiornamenti, deepfake e truffe AI

Tra i partecipanti italiani, il 97% risponde correttamente sulla creazione di password sicure e il 75% sull’importanza degli aggiornamenti. Le risposte sui deepfake si fermano al 25%, contro il 50% globale; quelle sulle truffe basate sull’intelligenza artificiale raggiungono il 43%, rispetto al 74%.

Sono risultati a domande del test: non misurano direttamente la capacità di riconoscere ogni frode nel mondo reale. Il divario merita comunque attenzione, perché una richiesta di denaro può apparire credibile anche se arriva attraverso una voce o un’identità contraffatta.

La Federal Trade Commission statunitense ricorda che i truffatori possono clonare la voce di un familiare e simulare un’emergenza. La verifica utile consiste nel contattare quella persona attraverso un numero già noto. Lo stesso criterio vale per una presunta banca o per un’azienda: i recapiti contenuti nel messaggio sospetto non costituiscono una conferma indipendente.

Questo rischio richiama il tema già affrontato nell’approfondimento sulle truffe online e AI che sfruttano la fiducia.

La privacy richiede controlli concreti

Nel campione italiano, il 5% risponde correttamente sulle autorizzazioni delle app e il 24% sulle informazioni sottratte dagli infostealer, malware progettati per rubare dati.

La protezione richiede quindi attenzione anche a ciò che un’applicazione può leggere o usare. Accesso al microfono, ai contatti, alle immagini o alla posizione e protezione dell’account riguardano aspetti diversi: una password robusta non stabilisce quali informazioni un’app possa raccogliere.

Sul sito è disponibile anche un approfondimento sul furto dei cookie e delle sessioni dei browser, utile per comprendere perché la sicurezza di un account non si esaurisca nella scelta della password.

Come rafforzare la sicurezza degli account

Le indicazioni della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, l’agenzia statunitense CISA, individuano quattro pratiche di base: password robuste e diverse per ciascun account, autenticazione a più fattori, aggiornamenti del software e attenzione al phishing.

Un gestore delle password aiuta a conservare credenziali differenti per i vari servizi. L’autenticazione a più fattori aggiunge un controllo oltre alla password: per accedere può essere necessario, per esempio, un codice prodotto da un’app di autenticazione. Questa protezione deve accompagnare gli aggiornamenti e la verifica delle richieste ricevute, soprattutto quando riguardano pagamenti o dati personali.

Per le frodi con identità contraffatte, la FTC raccomanda di raggiungere il servizio attraverso il sito, l’app o un recapito già conosciuto. Una richiesta urgente di trasferire denaro deve passare da una verifica autonoma, prima di qualsiasi pagamento. Altre notizie e approfondimenti sono raccolti nella sezione Truffe.

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Sicurezza Informatica
Lo staff di Sicurezza Informatica.