World Backup Day: il 72% degli italiani archivia dati sensibili in digitale

In Italia la conservazione dei dati personali passa sempre di più dal digitale. Secondo una ricerca pubblicata da Kaspersky in occasione del World Backup Day 2026, il 72% degli utenti italiani archivia in formato elettronico informazioni sensibili come documenti d’identità, dati finanziari, dati sanitari e archivi fotografici, mentre il 28% continua ad affidarsi esclusivamente alla carta. Lo studio si basa su un’indagine realizzata nel novembre 2025 su 3.000 intervistati in 15 Paesi, tra cui l’Italia.

Il dato racconta un’abitudine ormai consolidata: ciò che conta di più, per una larga parte degli utenti, finisce su computer, hard disk, cloud o servizi digitali pubblici. Tra le modalità di archiviazione più diffuse, il 46% degli italiani conserva i documenti importanti su computer o hard disk, il 28% sceglie il cloud e il 16% si affida ai servizi digitali pubblici.

Più dati online, più responsabilità

La crescita dell’archiviazione digitale non coincide però in automatico con una maggiore sicurezza. Kaspersky osserva che ogni metodo presenta limiti specifici: i supporti fisici possono rompersi o andare persi, mentre i servizi cloud, pur molto pratici, restano esposti al rischio di accessi non autorizzati se la protezione dell’account è debole. È proprio su questo punto che il World Backup Day torna ogni anno a richiamare l’attenzione: il backup non è solo una misura tecnica, ma una forma di tutela del patrimonio personale digitale.

La fotografia cambia anche in base all’età. Secondo i dati diffusi da Kaspersky, tra i 18 e i 34 anni l’uso di strumenti digitali per conservare dati personali arriva al 90% a livello globale, un segnale che conferma quanto la gestione elettronica di documenti e ricordi sia ormai la regola tra i più giovani. All’estremo opposto, tra gli over 55 quasi il 30% preferisce ancora forme di archiviazione tradizionali.

Password deboli e archivi esposti

Un altro dato interessante riguarda la protezione concreta degli archivi personali. Secondo Kaspersky, il 96% degli italiani adotta almeno alcune misure di sicurezza per proteggere i propri dati, ma il 24% usa ancora password facili da ricordare. È proprio qui che si apre uno dei punti più delicati: conservare i dati in digitale offre comodità e accesso rapido, ma senza credenziali robuste e sistemi di autenticazione aggiuntivi il rischio cresce in modo evidente.

Per questa ragione, tra le raccomandazioni principali compaiono l’uso dell’autenticazione a due fattori, l’adozione delle passkey dove disponibili e il ricorso a strumenti dedicati per custodire password, documenti e credenziali più delicate. Il messaggio di fondo è semplice: la sicurezza dell’archivio non dipende solo dal luogo in cui i dati si trovano, ma anche dal livello di protezione che circonda l’accesso.

Il nodo vero resta il backup

Nel materiale pubblicato da Kaspersky torna anche una regola classica della protezione dei dati: la strategia 3-2-1. In base a questo schema, conviene avere tre copie dei file importanti, conservarle su due supporti differenti e mantenere almeno una copia esterna, in cloud oppure in un luogo fisico diverso. È una prassi nota da anni nel settore, ma continua a restare attuale perché riduce il rischio di perdita in caso di guasto, errore umano, furto o attacco informatico.

Kaspersky insiste anche su un altro aspetto molto concreto: il backup manuale tende a saltare facilmente. Per questo consiglia, quando possibile, di attivare i sistemi di backup automatico già integrati nelle piattaforme più diffuse, come iCloud nell’ecosistema Apple oppure Google Drive e OneDrive su Android e Windows, e di verificare periodicamente che il ripristino dei file funzioni davvero. Un backup esiste solo se può essere recuperato senza problemi nel momento in cui serve.

Documenti, foto e credenziali: non tutto ha lo stesso peso

La ricerca riporta un elemento utile anche sul piano pratico: non tutti i file richiedono lo stesso livello di attenzione. I contenuti più sensibili, come documenti d’identità, password, dati bancari e informazioni sanitarie, meritano protezioni più severe rispetto ad altri archivi. Questo significa separare i materiali più critici, limitarne l’accesso e prevedere copie sicure, cifrate o custodite in ambienti protetti.

Nel contesto attuale, in cui smartphone e PC raccolgono buona parte della vita personale e amministrativa degli utenti, il backup assume quindi un valore che va oltre la semplice prudenza tecnica. Non riguarda solo il rischio di perdere una foto o un file di lavoro, ma anche la continuità di accesso a documenti essenziali e informazioni riservate. Il dato del 72% mostra proprio questo: per molti italiani, la memoria digitale è già diventata il principale archivio della vita quotidiana.

Sicurezza Informatica
Lo staff di Sicurezza Informatica.