False consegne, investimenti fraudolenti e messaggi che imitano aziende conosciute risultano tra gli schemi più diffusi. Secondo una ricerca Kaspersky, la perdita media raggiunge 770 euro per vittima.
Le truffe diffuse tramite SMS e applicazioni di messaggistica causano perdite economiche sempre più consistenti e, in molti casi, colpiscono più volte le stesse persone. Secondo una ricerca condotta da Censuswide per Kaspersky, il 23% delle vittime italiane intervistate ha subito almeno tre episodi.
Lo studio indica una perdita media di 770 euro per persona. Nel 19% dei casi, la somma sottratta supera i 1.172 euro, con conseguenze che possono incidere sulle spese familiari, sul pagamento delle bollette e sulla disponibilità di risparmi.
La ricerca ha coinvolto nell’aprile 2026 2.806 vittime di truffe via messaggistica, con un’età compresa tra 16 e 61 anni. Il campione comprende persone residenti in Europa, Stati Uniti e Africa. I risultati descrivono quindi l’esperienza di chi ha già subito una frode e non rappresentano la percentuale complessiva di cittadini italiani coinvolti.
Il 52% degli episodi risale agli ultimi cinque mesi
La frequenza degli attacchi costituisce uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine. Il 52% degli episodi analizzati si è verificato nei cinque mesi precedenti al sondaggio, mentre nel 29% dei casi l’evento più recente risaliva a un periodo compreso tra tre e cinque mesi.
I dati suggeriscono un’attività costante da parte delle reti criminali, che utilizzano messaggi simili su più piattaforme e ripropongono gli stessi schemi contro un numero elevato di destinatari. Le vittime già individuate come vulnerabili possono inoltre ricevere nuove comunicazioni fraudolente.
Questo fenomeno prende il nome di revictimization, cioè la reiterazione della frode contro una persona già colpita. I criminali possono conservare e rivendere numeri di telefono, indirizzi e-mail e altre informazioni raccolte durante il primo contatto.
False consegne e investimenti tra le truffe più diffuse
Le false notifiche di consegna rappresentano lo schema più comune tra gli italiani coinvolti nella ricerca, con una quota del 38%. Il messaggio segnala spesso un pacco bloccato, un indirizzo incompleto o una piccola somma da pagare. Il link conduce poi verso un sito contraffatto che richiede dati personali o informazioni relative alla carta di pagamento.
Le truffe legate agli investimenti raggiungono il 35%. Questi schemi promettono rendimenti elevati attraverso criptovalute, piattaforme di trading, gruppi privati o consulenti che dichiarano di possedere strategie finanziarie riservate.
Nel 28% dei casi, i truffatori utilizzano senza autorizzazione il nome e l’identità visiva di aziende conosciute. Loghi, nomi dei mittenti e pagine web imitano quelli di banche, operatori telefonici, società di spedizione, piattaforme digitali e servizi pubblici.
L’obiettivo consiste nel trasferire la fiducia associata al marchio verso una comunicazione falsa. Il messaggio richiede spesso una verifica immediata, la conferma di un pagamento o l’accesso a un collegamento esterno.
I Millennial risultano esposti alle false opportunità finanziarie
La ricerca rileva una distribuzione delle vittime tra Generazione Z, Millennial e Generazione X. Le truffe via messaggio, dunque, non riguardano soltanto gli utenti anziani o le persone con una minore familiarità con gli strumenti digitali.
Tra i Millennial, il 40% delle vittime intervistate dichiara di aver subito una frode collegata a investimenti oppure a presunte opportunità economiche. Le campagne criminali fanno leva sul desiderio di aumentare i risparmi, acquistare una casa o ottenere una maggiore stabilità finanziaria.
Gli schemi possono svilupparsi per giorni o settimane. Il falso consulente stabilisce un rapporto con la vittima, mostra guadagni simulati attraverso una piattaforma contraffatta e propone versamenti progressivi. Quando la persona tenta di ritirare il denaro, il servizio richiede ulteriori commissioni oppure interrompe ogni contatto.
Urgenza e familiarità riducono la capacità di valutazione
I messaggi fraudolenti utilizzano contesti comuni e richieste compatibili con le normali attività quotidiane. Un pacco in consegna, un pagamento respinto o una comunicazione bancaria possono apparire plausibili, soprattutto quando la vittima attende davvero un ordine o utilizza il servizio citato.
La pressione temporale limita inoltre la possibilità di controllare il contenuto. Espressioni come “ultimo avviso”, “account sospeso” o “pagamento da confermare” spingono il destinatario verso una decisione rapida.
Elisabeth Carter, linguista forense e criminologa presso la Kingston University di Londra, spiega che i truffatori costruiscono false realtà coerenti, nelle quali le decisioni della vittima possono apparire razionali. Il confronto con una persona esterna può interrompere questo meccanismo e far emergere incongruenze che risultano meno evidenti durante la conversazione.
Le perdite potrebbero superare 219 miliardi di dollari
Kaspersky ha elaborato anche una proiezione sul possibile impatto economico globale. La stima parte da circa 3 miliardi di utenti delle applicazioni di messaggistica e ipotizza che il 10% subisca una frode con una perdita media analoga a quella osservata nello studio.
In questo scenario teorico, il danno potrebbe superare i 219,9 miliardi di dollari. Il valore non rappresenta una misurazione delle perdite già avvenute, bensì una proiezione costruita su un’ipotesi di diffusione globale.
La stima evidenzia comunque come la somma di numerose perdite individuali possa produrre effetti economici rilevanti. Il denaro sottratto alle famiglie riduce la capacità di spesa, aumenta la pressione sulle persone con minori risorse e indebolisce la fiducia nei servizi digitali.
Molte vittime non denunciano la frode
La reale portata del fenomeno resta difficile da definire a causa del basso numero di segnalazioni. In Italia, secondo la ricerca, soltanto il 23% delle vittime si rivolge alle forze dell’ordine, mentre il 14% informa la propria banca.
Tra le ragioni possono rientrare la vergogna, la convinzione che la somma persa sia troppo bassa, la difficoltà nel ricostruire l’accaduto e il timore di non recuperare il denaro. Questa mancata denuncia limita la capacità delle autorità e degli istituti finanziari di collegare casi diversi alla stessa infrastruttura criminale.
La segnalazione tempestiva resta importante. In presenza di un pagamento sospetto, occorre contattare subito la banca attraverso i recapiti ufficiali, bloccare le carte coinvolte e modificare le credenziali compromesse. La vittima può inoltre conservare messaggi, numeri di telefono, ricevute, indirizzi web e schermate utili per la denuncia.

Come riconoscere un messaggio sospetto
Un messaggio inatteso che richiede denaro, credenziali, codici temporanei o dati personali deve essere verificato attraverso un canale indipendente. Il destinatario dovrebbe raggiungere il sito ufficiale senza utilizzare il collegamento ricevuto e contattare direttamente l’azienda, la banca o la persona citata.
I codici di autenticazione non devono essere comunicati a terzi. Una banca, un corriere o un servizio digitale affidabile non chiede di trasferire denaro verso un conto “sicuro” e non richiede l’installazione di applicazioni per il controllo remoto del dispositivo.
Password diverse per ogni account, autenticazione a più fattori, aggiornamenti regolari e strumenti capaci di rilevare siti di phishing possono ridurre il rischio. Nei casi dubbi, una pausa e il confronto con una persona fidata offrono spesso una protezione più efficace della risposta immediata richiesta dal truffatore.











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